giovedì 24 novembre 2016

Di come una forma di speck può cambiarti la giornata

No, non è una bizzarra metafora.

Oggi è cominciata come una di quelle giornate in cui non fai altro che chiederti “quando arriva stasera?”. In realtà, avrei dovuto già intuire che sarebbe stata una giornata diversa. Sono riuscita ad alzarmi con relativa calma e a non lottare per strada con gente che alla mattina è più rintronata di me. Non so se vi è mai successo. Quando siete in ritardo o, come capita più spesso a me, partite da casa troppo puntuali per andare in un determinato posto, automaticamente capita il tizio, solitamente un vecchietto o una signora di mezza età, che decide che, dal momento che lui/lei non ha fretta, non ce l'hanno nemmeno gli altri. Ci mancherebbe, giustamente ognuno si vive la sua vita come più gli aggrada. Finché non mette in pericolo gli altri, ha tutto il diritto di guidare come più gli pare e piace. Ma il tempismo con cui avviene questa concomitanza di eventi ha dell'incredibile. E se tu sei ansiosa di base, scordati di vivere la cosa serenamente! Sono ancora sorpresa di non aver mai corso sui fossi ai lati delle strade pur di non arrivare in ritardo!

Viceversa, quando parti da casa in netto anticipo, arriverai a timbrare il cartellino ben prima del previsto! Un lusso, insomma!

Ecco, oggi a me è andata così. Sono partita da casa ben prima del previsto. Peccato che negli ultimi mesi è capitato più spesso del solito, quindi, non essendo questo fatto poi così straordinario, ormai, non era sufficiente a smorzare il malumore che ogni tanto mi prende (ok, lo ammetto, fino a poco fa era anche tutti i giorni!).

Come ho già detto nel mio primo post, comunque, sto facendo di tutto per cambiare le cose, partendo dal mio modo di pensare (che se non cambi quello, vai poco distante, diciamocelo!). Fortunatamente, la cosa sta funzionando bene. Nei giorni scorsi ho praticamente impostato il mio cervello in modo tale da cercare dettagli che cambino il mio modo di vedere le cose. Non sono sicura che sia proprio lusinghiero trattare la mia testa come se fosse quella di un robot, a dirla tutta. Ma finché funziona, facciamolo!

Quindi, la mia giornata è iniziata più o meno con questi pensieri: “mannaggia la miseria, guarda che occhi gonfi, e mi sento la pancia come se fosse piena di piombo, ma chi me lo fa fare di alzarmi la mattina, e stasera ho anche palestra, voglio tornare a dormire, ma chi cavolo è stato a decidere che dobbiamo lavorare e CHE CAVOLO CI FA UNO SPECK SULLA MIA SCRIVANIA?”

Capiamoci, non lavoro in salumeria. Lavoro in un'azienda di costruzioni metalliche! Trovarmi uno speck sulla scrivania dove lavoro è un evento quantomeno insolito!

Due secondi. Più che sufficienti a farmi pensare “speck. Scrivania. Cosa?” e a interrompere quel fiume di melma che mi scorre in testa.

Basta un piccolo evento fuori dal comune. Solo questo.

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